Il post di Mariacristina Ferraioli sul M5S

Il Post di Mariacristina Ferraioli diffuso su Whatsapp

By Polemista

Dic 16, 2018

Il seguente post di Mariacristina Ferraioli è diventato velocemente virale, scambiato come spesso accade senza controllare le fonti, nè la biografia o il cv della stessa autrice. Non si tratta di fake news, ma della solita inerzia dove condividere è più facile che documentarsi.
Nonostante questo, almeno, il post dell’autrice è stato riportato nelle catene whatsappiane in maniera più che fedele e poiché lo spunto è in pieno clima polemico, lo riproponiamo in questo articolo così come è stato scritto sul profilo facebook della Ferraioli:

Il movimento 5 Stelle presumibilmente vincerà le elezioni e non lo farà per via della tanto decantata onestà. Parliamoci chiaro, se l’onestà fosse un valore diffuso e condiviso per questo paese non avremmo il tasso più alto di lavoro nero d’Europa né il più alto numero di evasori fiscali. I 5 Stelle vinceranno perché hanno sedotto quella parte del paese inetta e rancorosa con l’idea che siamo tutti uguali e che lo studio, l’impegno e il sacrificio nella vita siano in fondo un dato relativo. Perché uno vale uno, come nella Fattoria degli animali di Orwell, in nome di una libertà che è in realtà la peggiore forma di dittatura. Così ci ritroviamo un Di Maio che si sente De Gasperi, pur senza averlo mai sentito neanche nominare De Gasperi, una cloaca di sprovveduti che discute di economia o di politica internazionale senza mai aver aperto un manuale di storia e soprattutto una società di persone che pensano di potersi sedere di fronte a chiunque per discutere di qualsiasi cosa. Le conseguenze sociali del movimento 5 Stelle vanno oltre la barzelletta di avere un premier come Di Maio che coniuga i verbi peggio dello studente che ho bocciato lo scorso anno. Il vero dramma causato dai cinque stelle è che hanno offerto la spalla a qualsiasi persona di sentirsi all’altezza di parlare di ogni cosa. Oltre la medicina, oltre chi ha passato la vita nei laboratori e a studiare, oltre i premi Nobel. È gente che non ha coscienza di cosa sia lo studio e quanto sacrificio ci sia dietro ad una ricerca, dietro ad una professione, che non pensano ai ragazzi che hanno passato la vita sui libri per far progredire questo paese. È la presunzione fine a se stessa. L’onestà di cui il movimento si riempie la bocca continuamente non è un vanto. È il grado zero della civiltà cosa che sarebbe nota perfino a loro se avessero studiato un po’ di latino. Occupare un posto che non si è in grado di occupare, essere pagati per un lavoro che non si è grado di fare quella è la peggiore forma di disonestà civile. E come diceva quel vecchio saggio di Seneca “la vergogna dovrebbe proibire a ognuno di noi di fare ciò che le leggi non proibiscono”.

Il post, e le relative condivisioni, hanno fatto il giro di tutta Italia, tanto che la Ferraioli in seguito rettificherà quanto involontariamente diffuso con un ulteriore scritto:

Qualche giorno fa ho scritto un post in cui esprimevo la mia opinione sul candidato premier del movimento 5 Stelle e sul suo elettorato. Era un post privato, in realtà, visibile solo ai miei contatti, poi un paio di amici mi hanno chiesto di poterlo condividere ed è diventato incredibilmente virale. Migliaia di condivisioni, migliaia di messaggi pubblici e privati, migliaia di tag e di richieste di amicizia. Un vero delirio, insomma, assolutamente inaspettato. Alcune persone mi hanno informato che il mio post è stato trascritto, più o meno fedelmente, su WhatsApp da qualcuno che non conosco ed è diventato una sorta di catena di Sant’Antonio con tanto di nome (sbagliato) e cognome ed una serie di informazioni biografiche prese a caso dal mio profilo Facebook e non corrispondenti alla realtà. In primis non sono una professoressa, ma sono stata, fino allo scorso anno, una docente precaria di terza fascia che per un cavillo e una manciata di ore non è rientrata (ingiustamente!) nella sanatoria svuota-graduatorie della riforma della scuola del governo Renzi. La Sorbonne è solo l’università che ho frequentato. Nulla di più. Non vivo più in Francia da anni ormai, ma vivo e lavoro stabilmente in Italia. E, dopo 19 anni di gavetta nelle redazioni di mezza Italia, ho avuto ad aprile 2017 il mio primo vero contratto di lavoro non precario da Artribune. Tutto qui. Grazie mille.

Era doveroso risalire alla notizia che aveva generato spunti e una benedetta polemica democratica in vista delle ormai passate elezioni.

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